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Cos’è la Neuroradiologia?

NeuroradiologiaLa neuroradiologia è una specialità della radiologia che si occupa dello studio diagnostico, terapeutico di anomalie sulla fisiologia del sistema nervoso e strutture annesse (cranio e colonna vertebrale) e della relativa ricerca scientifica. Tali intervennti si realizzano attraverso l'utilizzo di radiazioni ionizzanti ultrasuoni e campi magnetici; in particolare, la tomografia computerizzata e la risonanza magnetica rivestono un ruolo di prima istanza.

 

 

 

 

 

 

 

A cosa serve l'esame Neuroradiologico?

neuroradiologia isnbIn particolare presso il nostro centro è possibile sottoporsi a consulenze neuroradiologiche (in prima istanza o come follow up) per patologie relative a malformazioni vascolari in ambito cranio-encefalico e spinale (aneurismi, MAV,fistole arterovenose, ictus, ecc) ed al trattamento mininvasivo del dolore rachideo e degli arti inferiori (ernie discali, sindromi faccettali, ecc) attraverso infiltrazioni sotto guida scopica.

 


 

 

 

 

 

Dinamica liquorale

rm flusso liquoraleL’encefalo, notoriamente, è scavato al suo interno da alcune cavità (i ventricoli cerebrali) contenenti un liquido denominato liquor cefalo-rachidiano o semplicemente liquor, un fluido trasparente molto simile all’acqua di roccia.

Si tratta di una sorta di ammortizzatori idrici atti ad attutire ogni sollecitazione meccanica su un organo molle come l’encefalo, ma si associano anche altre importanti funzioni trofiche e di trasporto. Questo contenuto idrico (il primo e secondo ventricolo per ogni emisfero cerebrale, i cosiddetti ventricoli laterali, il terzo e quarto ventricolo impari e mediani comunicanti questi ultimi attraverso una strettoia anatomica denominata acquedotto di Silvio) non è statico ma in continuo, lento movimento: il cosiddetto flusso liquorale.

Prodotto da alcune strutture vascolari aggettanti nelle camere ventricolari (i plessi corioidei), il liquor inizia la sua marcia dall’alto verso il basso, attraversa l’acquedotto di Silvio e una volta giunto nel IV ventricolo si versa, mediante un foro centrale di questa struttura (il foro di Magendie), negli spazi subaracnoidei peri-encefalici, per essere alla fine riassorbito da particolari strutture (le granulazioni del Pacchioni) poste a livello dei grandi
è seni venosi encefalici. In questo cammino il flusso liquorale risentirà in ogni secondo delle pulsazioni cardiache, di spinta in sistole e di rilassamento in diastole. Si tratta quindi di un flusso pulsatile che si esprimerà, con maggiore effetto a livello della strettoia dell’acquedotto.

La più classica alterazione del flusso liquorale è l’idrocefalo ostruttivo, quando per un ostruzione congenita o acquisita (per eventi flogistici o compressioni tumorali) il flusso si blocca a livello dell’acquedotto, causando una dilatazione progressiva del III ventricolo e dei ventricoli laterali.

Meno intuitiva è la dilatazione delle camere ventricolari legata a fenomeni adesivi sulla base cranica o sulla volta encefalica o per un’angustia malformativa della fossa cranica posteriore a livello del grande forame occipitale (malformazione di Chiari 1). Queste ultime condizioni sono di difficoltoso inquadramento diagnostico.

Nell’età tardo-adulta o senile ad esempio, per fenomeni adesivi della volta encefalica i ventricoli laterali tendono ad ampliarsi, ne consegue una perturbazione del gradiente pressorio cranio-caudale del flusso liquorale con un difficoltoso scarico del liquor negli spazi peri-encefalici ed una sorta di rigurgito verso il III ventricolo dall’acquedotto. E’ il cosiddetto idrocefalo normoteso dell’adulto o dell’anziano. Questa turbolenza del flusso liquorale si accompagna ad una triade clinica, piuttosto costante, caratterizzata da disturbi cognitivi, disturbi dell’andatura e incontinenza urinaria.

In passato non vi era altro modo per diagnosticare questa entità morbosa che effettuare sottrazioni ripetute del liquor attraverso punture lombari e verificare un atteso miglioramento clinico prima di procedere ad una derivazione ventricolare definitiva. Un’ alternativa, molto invasiva, era costituita dall’iniezione di un mezzo di contrasto idro-solubile, sempre attraverso la puntura lombare,,verificando se il mezzo di contrasto, in modo non fisiologico, risaliva attraverso l’acquedotto di Silvio fino ai ventricoli laterali, la cosiddetta contaminazione ventricolare.

Con l’avvento della Risonanza Magnetica (RM) è stato possibile impadronirsi di numerosi criteri morfologici per indirizzare la diagnosi verso questa entità morbosa, ma non infrequentemente la derivazione ventricolare non sortiva l’effetto sperato, evidentemente per una diagnosi inefficace. Era necessario munirsi di strumenti diagnostici più sensibili.

La soluzione è venuta dallo studio a Contrasto di Fase del flusso liquorale. Una tecnica RM già largamente utilizzata per l’estrazione delle immagini vascolari, soprattutto venose, che sfrutta, nell’equazione dell’estrazione del segnale, il fattore velocità. Senza entrare in dettagli tecnici che risulterebbero troppo complessi al lettore non addetto ai lavori, si limita la visualizzazione delle strutture anatomiche in movimento, a quelle che si muovono entro una velocità pre-impostata. In tal modo si riesce ad evidenziare, in immagine, l’andamento del flusso liquorale e, se questo fosse perturbato in senso caudo-craniale, il rigurgito verrebbe documentato.

 

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